marzo 1

Il Cammino di Alessandro: “La scrittura come rifugio”

solitudine

stef2bNon ricordo bene quando fosse, non ricordo l’anno, ma ricordo che era estate, forse del 2001, e stavo leggendo un libro: “Filosofia per tutti” de “Il Saggiatore.”, e mentre leggevo questo libro alzai la testa e fiero di me dissi a mia madre: “Diventerò uno scrittore”. Il suo sguardo fu compassionevole, sembrava dirmi: “Sogni ad occhi aperti non ne hai le capacità”. Fu la mia prima grande delusione in questo percorso che mi vedeva impegnato a cercare me stesso attraverso alla parola, fatto anche di persone a cui tenevo che mi irridevano e non mi consideravano come un potenziale poeta.
Quello stesso giorno decisi di gettare nell’immondizia tutti i fogli stampati fino a quel momento con le mie ottantasette prime poesie scritte in quegli anni. Le buttai nel bidone dell’immondizia, perché così lei le avrebbe trovate, perché così avrebbe capito…

Più tardi scesi in cucina e la trovai seduta intenta a leggere i mie scritti,  si girò verso di me e mi chiese se fossero opera mia. Non disse molto, ma si capiva che era sorpresa e emozionata.  Erano poesie fatte di sofferenza, che raccontavano la mia voglia di morire e la mia depressione, l’isolamento in cui ero, e la disperazione di un giovane uomo che non sapeva come uscire dal buio.

Fu così che lei parlò di me e delle mie poesie alla sua ginecologa, che è anche psicologa,  e decise di incoraggiarmi nel pubblicarle. Gocce d'acquaIn quel periodo passavo chiuso in casa per la maggior parte della mia giornata, e non avrei mai saputo come procedere per realizzare questo progetto. Era terribile non saper vivere. Fu così che trovai dopo una ricerca in internet una piccola casa Editrice: Edizione Progetto cultura , che pubblicò questa mia prima raccolta che decisi di intitolare: “Gocce d’acqua in un mare di petrolio”. Un piccolo volume che io avevo ideato senza troppe pretese, e di cui mi vergognavo. Mi vergognavo di ammettere la mia disperazione, di chiedere aiuto, pur essendo in cura presso uno psicoterapeuta da anni ormai. E da quel giorno che gettai i miei scritti erano passati ormai quattro anni.

Grazie ad Antonella, la dottoressa di mia mamma, conobbi Tiziana,  sua sorella e poetessa veneziana, e poi Giorgia, poetessa di Mestre, che mi fecero entrare in due gruppi distinti di poeti, separati dal Ponte della Libertà, e dalla mentalità di due entità culturali diverse. La vita è fatta di incontri, di persone che entrano ed escono dalla nostra vita.

Quell’anno in cui pubblicai la mia prima raccolta ebbi la mia seconda grande crisi dovuta al disturbo bipolare. Soffrivo di  attacchi d’ansia, non riuscivo a alzarmi dal letto, poi d’un tratto l’umore virava e arrivava l’euforia. Questi continui cambi d’umore erano un incubo.  Fu un anno difficile il 2005. D’estate morì mio cugino Mariano, mentre d’autunno mio padre cominciò a avere problemi di cuore, anche mio fratello non se la passava bene, e mia madre da sola dovette sobbarcarsi tre problemi davvero gravi, una famiglia che sembrava distruggersi. E nessuno a cui appoggiarsi.

Era l’ottobre 2005, quando, durante una lunga assenza dal lavoro causata della mia ennesima crisi, iniziai a scrivere il mio secondo libro. Fu una breve biografia. In realtà non avevo nessuna voglia di scrivere un libro, ma in quel momento non pensavo a null’altro se non gettare sul foglio, word, ogni mio piccolo sentimento, senza badare troppo ai crismi richiesti per pubblicare un libro, avevo solo la necessità di esorcizzare la mia sofferenza.
Mentre scrivevo d’impulso questa mia biografia, che avrei concluso in neppure una decina di giorni, realizzavo nuove poesie. Un nuovo stile, una nuova prospettiva verso la vita.

Il 2005 lo conclusi chiuso in casa… e dopo mesi di malattia fui costretto a licenziarmi. Deriso dal datore di lavoro. E abbandonato dai colleghi. Solo tre mi restarono amici.

Rileggi l’intero racconto


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Posted 1 marzo 2014 by Alessandro Bon in category "Il cammino di Alessandro

About the Author

Nato a Venezia nel 1975, ama dapprima la scienza, la zoologia e la chimica, finché nel 1995 scrive dopo un periodo turbolento dovuto ad un amore non ricambiato la sua prima lirica, gesto che ripeterà centinaia di volte. All'inizio della sua attività la poesia è vissuta quale valvola di sfogo, poi, decide di trasformarla in un'arte traslando nei propri versi il vissuto altrui. “Non mi sono mai sentito uno scrittore”, – dice spesso, eppure ha già pubblicato tre libri, e avuto riscontri da molti autori e critici prestigiosi. Pubblica nel 2005 il libro: “Gocce d’acqua in un mare di petrolio”, - la prima raccolta poetica, - in cui racconta la sua vita e l’esperienza della psicosi. Una poetica intrisa di dolore e disperazione, ma anche di speranza e di ricerca del "vero io". Nel 2006, dopo una grave crisi dovuta al comparire del Disturbo Bipolare, scrive il suo secondo libro: "Abbiate fede...il domani sarà meraviglioso"; un'autobiografia coraggiosa in cui racconta la sua vita e l'esperienza della psicosi. E' in quell'anno che inizia la sua collaborazione con la Fondazione Alvise Marotta onlus, dove in pochi anni diventa responsabile della redazione della neonata collana editoriale. Dal maggio 2010 collabora per un anno con il giornale on line: "La voce di Venezia", nel quale realizza e gestisce la rubrica "Protagonisti a Nord - Est". Sempre in quel periodo scrive oltre cento poesie, che nel 2010 diverranno la sua terza opera: “In una sera di novembre”. Questa raccolta è stata musicata dal Maestro Giuseppe Marotta, musicista di fama internazionale, già Direttore d’Orchestra per molti anni della “Fondazione Teatro la Fenice”. Nell’Ottobre del 2011 un suo inedito, “Anime gemelle”, è stato presentato dalla poetessa Tatiana Daniliyant alla VIII Biennale di Poesia di Mosca all’interno del progetto: “Poetic Transit Veneto – III” traduzioni di poesia contemporanea veneziana. Assieme alla lirica di Alessandro Bon l’artista Daniliyant ha presentato anche i poeti Mario Stefani, Antonella Barina e Maurizio Zanon.

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