marzo 22

“Il Cammino di Alessandro.” Parte II “La malattia”

Foglia d'Autunno

Non ero mai uscito molto di casa, avevo paura di guidare, e restare in un luogo pubblico frequentato da molte persone a me sembrava una sfida, ero vergine, e odiavo vivere. Avevo 27 anni  e non sapevo cosa volevo, né chi ero. Era il 2002, il settembre, e da 12 anni soffrivo di depressione. In quel periodo ebbi l’occasione di cambiare lavoro, di crescere professionalmente. Decisi di accettare la proposta che mi venne fatta, ma questo cambiamento di lavoro e di stile di vita portò grandi cambiamenti in me, nella mia psiche.

La depressione si evolvé in una nuova forma di disagio. Provavo sensazioni che fino a quel momento io non avevo mai percepito. Alla sera quando me ne stavo disteso a letto avevo la percezione che tutto girasse, sembrava che le pareti di casa si piegassero su di me. Ricordo anche lo spaesamento che i miei provavano nel vedermi così. Non sapevano ” a che santo votarsi” per potermi capire. Smisi di dormire, o meglio, dormivo per una mezzora a notte. Spesso fra le 4:30 e le 5:20 quando mio padre di alzava dal letto per andare a lavorare a Murano. Passavo l’intera notte seduto in poltrona, o disteso sul divano a guardare la TV, sperando che prima  o poi Morfeo si decidesse a farmi cadere nel meritato riposo. Dalla fine del 2002 al 2006 durò questo mio travaglio notturno. Quasi quattro anni di notti perse a pensare, a sperare di prender sonno, a guardare i telefilm più stupidi o le repliche della vecchie serie. Non ho mai capito come facessi a lavorare il giorno dopo.   Tornavo a casa alle 18:00, e correvo in camera mia a coricarmi, sperando di poter riposare un po’. Giusto il tempo di arrivare all’ora di cena, per aspettare di nuovo l’alba per addormentarmi. Cominciarono in quel periodo le manie di grandezza, i crolli d’umore improvvisi, il perdere il “senno” e l’immedesimarmi in personaggi o autori dei libri che leggevo. Ero sempre più solo e sempre più confuso.

Il posto di lavoro, con le sue dinamiche interpersonali e la conflittualità mal gestita da me e dai miei superiori non mi aiutava certo, né mi aiutavano i colleghi che mi deridevano, vedendomi colpito da panico o imbranato. Passai tre anni così. Tre lunghi anni cercando il bandolo della matassa, aspettando il giorno in cui avrei dormito, provando psicofarmaci sempre più potenti, sedute di psichiatria, solitudine e grande sofferenza.

Robert and shana Parkeharrison
Robert and shana Parkeharrison
Nel 2005 ci fu un’ulteriore evoluzione della malattia, compulsione sessuale,
attacchi d’ansia, insonnia, iperattività, perdita della cognizione del sé. In quel periodo frequentavo una ragazza,  ma fu un rapporto davvero breve e difficile, sia per la distanza geografica fra di noi, sia perché io non stavo bene. A causa della compulsione sessuale accumulai oltre 5000 euro di debiti sulle carte di credito, soldi dati a prostitute per le loro prestazioni. senza ricordare o rendermi conto di dove e cosa stessi facendo mentre facevo o tentavo di fare sesso, se non dopo averlo fatto, pensando a prendere un platano per farla finita. Ero convinto di essere Sun Tzu, di poter spendere quanti soldi volessi senza poi doverli ripagare, di essere fortissimo, ero sempre su di giri. Le parole uscivano di bocca a raffica, le idee erano grandi, e io mi sentivo alto e imponente, questo spaventava e affascinava chi mi circondava. Allontanava amici, e avvicinava persone nuove. A gennaio persi il lavoro, dopo 5 mesi di malattia fui costretto a licenziarmi. Eppure questa scelta fu facilitata dal fatto che già avevo un nuovo lavoro.

Era il 2006, e stavo ancora male, un po’ mi ero ripreso, ma ero senza forze, ero stremato da anni senza dormire e da una lotta intrapresa contro troppi mulini a vento. Caddi in una fase depressiva ancora più forte, e questa mi portò a non andare al lavoro sempre più spesso, e mi fece rinunciare a guidare per lunghi tragitti per anni, fino al 2010. Dovetti stare a casa un weekend, due weekend, una settimana, un mese intero, dall’agosto del 2008 al dicembre 2008… tre anni, la malattia mi provocò grandi disagi e la perdita anche di un’occasione per cambiare lavoro, anche se l’ingresso in cassa integrazione mi salvò la vita e il reddito.

Era diversa dalle due crisi del 2002 e del 2005, ora io ero fermo, il cervello si bloccava, dormivo in piedi, gli occhi mi si chiudevano in continuazione, cadevo in uno stato di quasi catatonia. Sangue, vedevo sangue ovunque, mi vedevo mentre mi buttavo giù da dei tubi, o sotto una ruspa, mi tagliavo le vene, e tutto era così buio. Chiesi di essere ricoverato. Era il giugno 2008 quando decisi di farmi ricoverare.

Rileggi l’intero racconto

 


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Posted 22 marzo 2014 by Alessandro Bon in category "Il cammino di Alessandro

About the Author

Nato a Venezia nel 1975, ama dapprima la scienza, la zoologia e la chimica, finché nel 1995 scrive dopo un periodo turbolento dovuto ad un amore non ricambiato la sua prima lirica, gesto che ripeterà centinaia di volte. All'inizio della sua attività la poesia è vissuta quale valvola di sfogo, poi, decide di trasformarla in un'arte traslando nei propri versi il vissuto altrui. “Non mi sono mai sentito uno scrittore”, – dice spesso, eppure ha già pubblicato tre libri, e avuto riscontri da molti autori e critici prestigiosi. Pubblica nel 2005 il libro: “Gocce d’acqua in un mare di petrolio”, - la prima raccolta poetica, - in cui racconta la sua vita e l’esperienza della psicosi. Una poetica intrisa di dolore e disperazione, ma anche di speranza e di ricerca del "vero io". Nel 2006, dopo una grave crisi dovuta al comparire del Disturbo Bipolare, scrive il suo secondo libro: "Abbiate fede...il domani sarà meraviglioso"; un'autobiografia coraggiosa in cui racconta la sua vita e l'esperienza della psicosi. E' in quell'anno che inizia la sua collaborazione con la Fondazione Alvise Marotta onlus, dove in pochi anni diventa responsabile della redazione della neonata collana editoriale. Dal maggio 2010 collabora per un anno con il giornale on line: "La voce di Venezia", nel quale realizza e gestisce la rubrica "Protagonisti a Nord - Est". Sempre in quel periodo scrive oltre cento poesie, che nel 2010 diverranno la sua terza opera: “In una sera di novembre”. Questa raccolta è stata musicata dal Maestro Giuseppe Marotta, musicista di fama internazionale, già Direttore d’Orchestra per molti anni della “Fondazione Teatro la Fenice”. Nell’Ottobre del 2011 un suo inedito, “Anime gemelle”, è stato presentato dalla poetessa Tatiana Daniliyant alla VIII Biennale di Poesia di Mosca all’interno del progetto: “Poetic Transit Veneto – III” traduzioni di poesia contemporanea veneziana. Assieme alla lirica di Alessandro Bon l’artista Daniliyant ha presentato anche i poeti Mario Stefani, Antonella Barina e Maurizio Zanon.

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